Paola Azzalin con il figlio Alessandro
Paola Azzalin con il figlio Alessandro

Pavia, 17 ottobre 2020 - «Non si è trattato di una verifica vera e propria e quindi non ha comportato l’assegnazione di un voto insufficiente né sul registro del docente né sul libretto dello studente". Il direttore generale della fondazione Le Vele, Lidia Andolfi, replica all’indignazione della madre di uno studente con la sindrome di Asperger, che si è visto attribuire un “-3+“ per un compito che non è riuscito a svolgere. Alessandro, 15 anni, frequenta il secondo anno del Centro di formazione professionale di Garlasco ed è iscritto all’indirizzo di Operatore grafico ipermediale.

«La prova assegnata aveva lo scopo di valutare l’apprendimento della classe in Tecnica grafica – prosegue Andolfi – Della classe solo 3 su 17 hanno superato la prova. Il figlio di Paola Azzalin ha svolto il test con gli adeguati mezzi di supporto, docente di sostegno e mappe concettuali fornite dalla stessa insegnante". "Gli hanno messo in mano 4 tavole – insiste la madre del ragazzino – e gli hanno detto di arrangiarsi. Non può funzionare così, Alessandro deve creare un rapporto col docente. Lo vedo con l’insegnante che lo segue privatamente".

Secondo la scuola, però, è la madre a opporsi "a un piano formativo differenziato che verrà comunque predisposto dalla scuola. Il ragazzo comunque - prosegue Andolfi – risulta perfettamente integrato nella classe e ha un buon rendimento. Con la madre la fondazione Le Vele ha ripetutamente cercato di fissare un incontro alla presenza del docente per un necessario confronto su quanto accaduto ed anche per ascoltare le contestazioni della signora Azzalin, che si è rifiutata affermando che si trattava di un’inutile perdita di tempo".

Gino Fanelli, fondatore e “anima“ di Helpis onlus che si occupa di bullismo e problemi adolescenziali, invece si chiede: "Perché dare un -3 e perché mettere quel +? Con un voto negativo, ammesso sia legale, che si vuole ottenere da un ragazzo? In questo modo abbiamo solo il rifiuto della materia da parte dell’alunno e, mettendoci dalla parte degli insegnanti, abbiamo in classe uno studente che, molto probabilmente, disturberà o non starà attento, tanto non sarà mai sufficiente".

Per Alessandro ci vuole un piano formativo differenziato: "Perché non è stato predisposto? – prosegue Fanelli – Perché la madre non ha firmato? E nel caso della verifica, che cosa mancava all’insegnante per lavorare in modo diverso con Alessandro? Mentre Alessandro perché non ha disegnato male a mano libera?" Dubbi e interrogativi che forse si scioglieranno in un incontro tra i genitori e la scuola.