Tavolini vuoti all'Arco della Pace
Tavolini vuoti all'Arco della Pace

Milano, 24 ottobre 2020 - Il premier Giuseppe Conte ha firmato nella notte il nuovo DpcmLe misure anti Covid più restrittive per cercare di ridurre l'ondata di contagi saranno valide fino al 24 novembreIeri nella sola Lombardia sono stati quasi 5mila i nuovi casi e 51 i morti registrati nell'ambito dell'emergenza Covid-19. Gli ultimi dieci giorni hanno trasformato una situazione difficile in un allarme generale. Ottobre è stato il mese infatti della ripresa del virus in tutte le province lombarde, ma anche quello in cui la circolazione del SarsCov2 è stata talmente rapida da mandare in tilt il sistema dei controlli e di tracciamento. Ecco cosa prevede il Dpcm, varato proprio per fronteggiare la diffusione di Covid-19 in Italia e alleggerire la pressione, sempre più forte, sugli ospedali. 

Il nuovo Dpcm in PDF

Locali chiusi dalle 18 e al tavolo max 4 persone

Confermata misura più discussa, quella relativa alla chiusura anticipata di bar e ristoranti.  Le attività dei servizi di ristorazione (tra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie) - si legge nel provvedimento - 'sono consentite dalle 5 del mattino fino alle 18 del pomeriggio. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi. Dopo le 18 ''è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico''. Resta consentita ''senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati''. Nella versione definitiva del Dpcm firmato nella notte dal governo Conte lo stop dalle 18 vale anche per la domenica. Nel testo attuale 'sparisce' quindi la chiusura domenicale prevista dall'ultima bozza.

La preoccupazione dei ristoratori lombardi

Per Paolo Peroli, socio di uno degli storici locali notturni di Milano e esponente del comitato territoriale esercenti che lo scorso 22 ottobre ha protestato sotto Regione Lombardia "da dicembre non ce la farà più nessuno, la città sarà morta". "Eravamo andati sotto la Regione consci che la situazione ci obbligava a richiedere fondi per sopravvivere. A questo punto dovremo chiederne altri o le attività moriranno e finiranno in mano alla malavita" ha aggiunto. "Quello che serve per tamponare, ha spiegato, è "almeno un 3% del fatturato del 2019", una cifra che potrà servire a coprire in media tre mesi di affitto "per non dover regalare le attività agli speculatori" e poi un fondo per i lavoratori, un aiuto per le bollette. "Il nostro timore è che la temperatura media si sta alzando, le persone - ha spiegato- iniziano ad agitarsi a parlare di scendere in piazza e fare come a Roma e Napoli. Noi cerchiamo di mediare, di gestirli ma la temperatura si sta alzando". 

Già ieri, quando era trapelata la volontà di un'ulteriore stretta su bar e ristoranti, molti ristoratori hanno espresso la propria preoccupazione per una misura ritenuta "inaccettabile". "Torneremo in piazza a protestare" ha detto il milense Alfredo Zini, proprietario del ristorante “Al Tronco’’, in zona Isola, che ha già mobilitato i ristoratori milanesi martedì scorso, dopo il precedente decreto del presidente del Consiglio. "Un secondo lockdown in un anno avrà effetti tragici sulle nostre attività", hanno spiegato gli addetti del settore lombardi. Preoccupati anche i ristoratori lodigiani, i primi in Italia a chiudere durante la prima fase dell’emergenza sanitaria. "Una mossa del genere sarebbe tragica e pensate – ha detto ieri il presidente di Asvicom Lodi, Vittorio Codeluppi –. Chiudere alle 18, quindi per l’orario dell’aperitivo, significherebbe la fine di tante attività della città. Ci aspettiamo delle misure di sostegno mirate da parte del Governo. Siamo davanti a una catastrofe economica senza precendenti per bar e ristoranti". 

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Regione: ristoro per i mancati incassi

Sul nodo chiusura alle 18 dei locali ieri era arrivata  la netta presa di posizione della Regione: "Non ci potranno essere nuove chiusure di interi settori senza il contestuale ristoro dei mancati incassi. Non possiamo chiedere ad intere categorie che hanno investito una montagna di denaro per rispettare le norme anti Covid di chiudere senza prevedere le risorse per dipendenti, affitti, bollette e fornitori". Proprio per sostenere il comparto, da quanto si apprende, il governo sta accelerando sulle misure di ristoro da 1,5-2 miliardi per le categorie messe più in difficoltà dalle misure

Scuola, alle superiori Dad al 75%

Per quanto concerne le altre misure molto atteso era anche il responso sulla didattica a distanza. Con il nuovo Dpcm, l'attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza. Per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attivià didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento.

Stop a palestre e piscine

Con il Dpcm firmato da Conte "sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza. Sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo". 

Fermi teatri e cinema, scatta la polemica: "Sbagliato"

Il nuovo Dpcm prevede inoltre"la sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi, anche all'aperto''. Restano aperti i musei. Una decisione che impatta su un settore, quello della cultura, già in forte sofferenza. L'assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno è tra i firmatari di una lettera inviata a Conte per chiedere di rivedere le misure anticoronavirus del dpcm: "La misura assunta oggi - è spiegato - colpisce il settore produttivo italiano che più di ogni altro ha saputo adottare misure efficaci e responsabili nel contrasto alla diffusione epidemica da Covid-19, i luoghi più sicuri del Paese, insieme a musei, spazi espositivi e altri luoghi della cultura, mantenuti aperti dal Decreto. In questa luce, la sospensione degli spettacoli appare ingiustificata". 

Amaro il commento di Andrée Ruth Shammah, la regista anima del teatro Franco Parenti di Milano, che ieri aveva organizzato una raccolta di firme per garantire l'apertura delle sale: "A Parigi le regole sono rigidissime, ma i teatri non chiudono. Idem in Germania. Si fa spettacolo alle 18 prima del coprifuoco. La stupidità e la cecità di questo provvedimento passeranno alla storia" ha spiegato. Con il nuovo Dpcm sulle misure anticovid "rischiano la chiusura i Circoli Arci" ha detto il presidente di Arci Milano Maso Notarianni. "Le istituzioni - ha sottolineato- continuano a non capire che in un Circolo ci sono i soci, ci si prende cura gli uni degli altri perché sono luoghi di mutualismo, si seguono regole e protocolli rigidi. I circoli sono luoghi protetti, non luoghi di contagio". 

Niente feste per cerimonie civili e religiose

''Restano sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso''. Sono ''vietate le feste nei luoghi al chiuso e all'aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose''.  Tra le misure anti Covid anche il divieto di fare sagre, e fiere di ''qualunque genere e gli altri analoghi eventi''.

Spostamenti liberi tra regioni 

"Riguardo ai trasporti è fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi". Restano liberi gli spostamenti tra regioni.

Sì a concorsi pubblici e privati

Si potranno ancora svolgere i concorsi pubblici e privati. Nel testo del Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte è infatti saltato il divieto di svolgimento previsto nella bozza.