"Mi ha minacciata dicendomi che se urlavo mi avrebbe uccisa come ha già ucciso un’altra persona in El Salvador. Mi ha detto che questa persona l’ha uccisa tagliandogli la testa e gettandola in un posto lontano dal corpo e, se urlavo, avrebbe fatto lo stesso con me". È il racconto choc reso agli agenti della Squadra mobile di Milano da una 19enne nata a Milano da una famiglia originaria di El Salvador, che sabato scorso sarebbe stata violentata a Bresso da un cugino del padre. L’uomo, Oscar Abelardo Santiago Cortes, 31anni, è stato...

"Mi ha minacciata dicendomi che se urlavo mi avrebbe uccisa come ha già ucciso un’altra persona in El Salvador. Mi ha detto che questa persona l’ha uccisa tagliandogli la testa e gettandola in un posto lontano dal corpo e, se urlavo, avrebbe fatto lo stesso con me". È il racconto choc reso agli agenti della Squadra mobile di Milano da una 19enne nata a Milano da una famiglia originaria di El Salvador, che sabato scorso sarebbe stata violentata a Bresso da un cugino del padre. L’uomo, Oscar Abelardo Santiago Cortes, 31anni, è stato fermato domenica a Milano con l’accusa di violenza sessuale. Un uomo "incapace di controllare i propri impulsi violenti e la propria aggressività sessuale", scrive il gip Tommaso Perna nell’ordinanza con cui ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. Oltre al pericolo di fuga, ha evidenziato anche quello di reiterazione del reato.

A far scattare l’indagine lampo è stata una telefonata arrivata alla polizia domenica mattina, da parte di un’amica della vittima. Gli agenti hanno trovato la ragazza in stato di choc e l’hanno accompagnata al centro Soccorso Violenza Sessuale della Mangiagalli, dove sono state riscontrate le violenze subite. E, nella denuncia, ha indicato il parente come il responsabile. Stando all’indagine della Squadra mobile, coordinata dal pm di Milano Roberto Fontana, lo scorso sabato la ragazza, che vive a casa di una zia, si era fermata a dormire nella abitazione dove vivono un’altra zia, suo padre e il cugino del padre.

La giovane ha messo a verbale che il il lontano parente, che le aveva già fatto delle avances sessuali via messaggi tempo prima, l’avrebbe raggiunta nella sua stanza dopo cena e l’avrebbe stuprata. La ragazza sarebbe rimasta in quella casa a Bresso fino al mattino dopo, poi sarebbe uscita senza dire nulla al padre. Qualche ora dopo, si è sfogata via WhatsApp con un’amica che ha chiamato la polizia. "Io ho cercato di liberarmi e di lottare con lui – ha raccontato agli agenti – non urlavo perché avevo paura di quello che mi aveva detto". Un episodio preceduto, in passato, da messaggi con chiare avances sessuali. "Verrò da te quando tuo padre starà dormendo", minacciava il 31enne che, difeso dall’avvocato Maria Cristina Genovese, ha negato lo stupro e ha minimizzato definendo i messaggi "solo uno scherzo". "Avendo l’indagato manifestato una spinta antisociale elevatissima ed un assoluto disprezzo per la vita umana - scrive il gip Tommaso Perna nell’ordinanza - soprattutto di quella delle donne, deve presumersi che, se rimesso in libertà, o comunque in una situazione tale da dovere volontariamente osservare le prescrizioni imposte, compirebbe certamente reati della stessa indole".