Borghetto Lodigiano (Lodi), 24 ottobre 2020 - Attraverso la loro startup innovativa dicevano di voler coltivare “canapa light” a uso terapeutico. In realtà quella che due giovani imprenditori, poco più che ventenni, avevano realizzato a Borghetto Lodigiano era una mega piantagione di marijuana, grande più di un ettaro. La Guardia di Finanza di Lodi ieri mattina ha posto sotto sequestro l’azienda agricola “The Hemp Greenhouse” (La Serra della Canapa), situata a meno di dieci chilometri da Lodi. Quelle che le Fiamme gialle hanno scoperto sono piante con un Thc, il principio attivo, enormemente superiore allo 0,6% massimo consentito dalla legge per la marijuana ligth. In diversi casi arrivava addirittura al 14% in rapporto al peso. "Si tratta della più grande piantagione mai vista in Italia", sottolinea il comandante della Guardia di Finanza di Lodi, Vincenzo Andreone, che ha coordinato l’attività investigativa insieme alla procura. Infatti all’interno dell’azienda agricola sono state trovate 115.800 piante di marijuana, equivalenti a circa 10 tonnellate di stupefacente. I due proprietari, M. F. di 24 anni e G. D. di 21, il primo di Vizzolo Predabissi e il secondo di Segrate, sono indagati con l’accusa di produzione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Se messo in commercio il raccolto avrebbe fruttato milioni di euro.

Tra le accuse nell’ordinanza del gip del tribunale di Lodi, che ha dato il via libera al sequestro, c’è anche lo sfruttamento di manodopera: a gestire la piantagione c’erano una dozzina di immigrati, tutti del Sud Est asiatico, che secondo gli inquirenti lavoravano senza regolare contratto e in condizioni molto precarie "Sono almeno 12 i lavoratori stranieri coinvolti – spiega il comandante Vincenzo Andreone –. Per quanto siamo finora riusciti a ricostruire, fermandone solo sei, gli operai lavoravano dall’alba al tramonto e la notte riposavano nel capannone adiacente la piantagione nell’indigenza più assoluta, mentre i “caporali” in due roulottes". Le indagini si stanno concentrando ora sui canali di smercio del prodotto illegale. Nei confronti dei due indagati non sono state applicate per ora misure cautelari.