di Laura De Benedetti C’è chi aspetta lì, sotto il gazebo. Chi cammina avanti e indietro lungo la strada d’accesso, accanto all’ingresso delle ambulanze. Chi raggiunge la postazione arancione per fumarsi una sigaretta. E poi, spiegano le guardie, c’è chi si rinchiude in macchina o in un bar o trova rifugio nella hall. Sono i parenti delle persone che finiscono in Pronto soccorso al Maggiore. Fino all’estate, dopo lo scoppio...

di Laura De Benedetti

C’è chi aspetta lì, sotto il gazebo. Chi cammina avanti e indietro lungo la strada d’accesso, accanto all’ingresso delle ambulanze. Chi raggiunge la postazione arancione per fumarsi una sigaretta. E poi, spiegano le guardie, c’è chi si rinchiude in macchina o in un bar o trova rifugio nella hall. Sono i parenti delle persone che finiscono in Pronto soccorso al Maggiore. Fino all’estate, dopo lo scoppio della pandemia, anche chi aveva problemi di salute ma non arrivava in ambulanza doveva attendere il proprio turno all’esterno. L’11 agosto l’Asst aveva infine predisposto due sale d’attesa, per chi aveva sintomi Covid e chi no, con una capienza massima dichiarata di 80-100 posti.

Ma i parenti sono sempre rimasti fuori, sia col caldo torrido sia con l’arrivo delle piogge e del freddo. Cercando riparo, quando possibile, sotto i due gazebo, uno con 8 posti a sedere, l’altro con 6. Ma la gente, specie ora che i contagi sono in risalita, sembra temere più il coronavirus che il maltempo.

"Meglio stare all’aria aperta, piuttosto ci si mette un giubbotto in più", afferma Guido Sala. "Meglio fuori che dentro – rimarca Silvana Lanzi – Si rischia meno il contagio. Dentro c’erano troppe persone, sono uscita subito. Anzi, il mio timore è che mia mamma prenda il virus qui. Vive da sola e quando vado a trovarla tengo su sempre la mascherina. Il vero scandalo non è che dobbiamo stare fuori ad aspettare all’aperto ma che manchino medici e infermieri e si continuino a vedere mezzi pubblici pieni di gente".

"Trovo tutto questo assurdo – afferma Vanessa Zoncada – dato che la pandemia ormai non è una novità e c’era il tempo per organizzarsi. Sarebbe stato opportuno prevedere una soluzione diversa". "Non ci sono altre soluzioni: la zona è in pendenza e dunque ci sarebbero problemi tecnici ma, comunque, in un’eventuale tensostruttura non potrebbero sostare in tanti, col necessario distanziamento – spiega Maurizio Bracchi, direttore del Dipartimento tecnico dell’Asst – Le procedure del Pronto soccorso prevedono che vengano raccolti i cellulari dei parenti per i contatti. Non c’è necessità che rimangano fuori, anche se non possiamo impedirlo".