di Mario Borra Una “Codogno sotterranea” tra mito e leggenda, tra vecchi ricordi e notizie tramandate di bocca in bocca. Quasi tutti in città hanno almeno un volta sentito qualcuno che narrava di tunnel che collegavano in antichità le zone centrali della città a quelle periferiche e l’argomento era sempre buono per alimentare quell’aura di mistero sulla Codogno che fu. Nessuno, o almeno la gran parte, però aveva mai...

di Mario Borra

Una “Codogno sotterranea” tra mito e leggenda, tra vecchi ricordi e notizie tramandate di bocca in bocca. Quasi tutti in città hanno almeno un volta sentito qualcuno che narrava di tunnel che collegavano in antichità le zone centrali della città a quelle periferiche e l’argomento era sempre buono per alimentare quell’aura di mistero sulla Codogno che fu. Nessuno, o almeno la gran parte, però aveva mai visto nulla, né conosceva l’ipotetica funzione di queste fantomatiche cavità. Ma, raccolti gli indizi e messe insieme le voci, ecco che un soprallugo, avvenuto alcune settimane fa, nei sotterranei, accessibili tramite una scala che scende nello scantinato della sede dell’associazione Combattenti, nel palazzo del Filandone di via Cavallotti, ha permesso di scoprire che, in effetti, una vecchia parete sotto una volta era stata recentemente murata.

La circostanza ha ovviamente scatenato una ridda di ipotesi su cosa celasse la porzione di perimetro sotterraneo. Erano stati alcuni operai, tanti anni fa, a chiudere il pertugio su indicazione del Comune (il palazzo è di proprietà pubblica), ma resta il mistero sul motivo per cui tutto fu coperto. È stato l’ingegner Andrea Alloni, appassionato di storia locale, ad indicare probabilmente la giusta via: infatti, con alcuni calcoli matematici e con una semplice busssola, ha verificato, empiricamente, che la linea retta che parte dai sotterranei del Filandone conduce direttamente alla Chiesa di Caravaggio. Gli studi preliminari sono stati ovviamente eseguiti in stretto contatto con l’amministrazione comunale e con il sindaco Francesco Passerini, anch’egli entusiasta nel capire se è possibile riportare alla luce tracce del passato.

Il tunnel dunque non apparterrebbe alla leggenda, ma potrebbe essere qualcosa di concreto, di reale. Ora spetta agli storici ed esperti capire la sua funzione (magari si trattava di un percorso inizialmente scoperto che tagliava in due una parte non ancora urbanizzata del paese, poi trasformatosi cavità) e soprattutto se vale la pena buttare giù i mattoni e capire cosa si cela dietro a quella apertura, finalmente trovata.