Un momento della simulazione
Un momento della simulazione

Crema (Cremona), 17 ottobre 2020 - Il manichino viene issato dalla gru sotto un cielo plumbeo. Inizia l’accertamento disposto dal pm Davide Rocco, la simulazione della caduta che la notte dal 27 al 28 giugno, a Crema, ha provocato la morte di Mauro Pamiro, insegnante e musicista. Definire da quale altezza e comprendere la dinamica è il compito affidato dalla procura di Cremona a tre ingegneri meccanici del Politecnico di Milano. Alle 8 del mattino, con gli esperti, si ritrovano al cantiere di via Don Primo Mazzolari, al rione Sabbioni, operatori dell’Ats Valpadana, personale della questura di Cremona e del commissariato di Crema.

L’intero esperimento viene filmato dall’inizio, alle 9.16. Il manichino viene calato leggermente più in basso del tetto, verso una impalcatura, e poi lasciato cadere in verticale. Rimane a terra in posizione prona, quasi nel punto in cui si strovava il cadavere. Da osservare come la consulenza medico legale parli di "impatto del corpo in posizione prona contro una superficie irregolare, quale ad esempio il suolo del cantiere edile in cui il corpo è stato ritrovato, di tipo erboso ma costellato di calcinacci provenienti dal materiale di lavorazione". Ma quando viene ritrovato da un operaio del cantiere, la mattina di lunedì 29 giugno, il cadavere è supino. Il secondo volo, alle 9.29 è brevissimo: la caduta, anche questa a piombo, ma dalla sommità del tetto, viene immediatamente bloccata dalla rete parasalto laterale.

La simulazione è ripetuta otto minuti dopo, questa volta facendo oscillare il manichino dal colmo del tetto, prima di rilasciarlo. In questo caso l’ipotesi è che la vittima possa avere effettuato una specie di rincorsa per imprimere slancio al volo mortale. Il manichino atterra più lontano dal punto (a due metri dalla parete) dove è stato rinvenuto il corpo. Stesso esito per la quarta e la quinta simulazione, sempre con il manichino fatto oscillare e lanciato. Alle 10 il manichino rimane a terra, prono. Nell’ultimo volo, alle 10.19, atterra ancora più lontano, a ridosso del muretto di recinzione, dove rimane prono, reclinato su un fianco. L’esperimento termina alle 10.30. Secondo la consulenza firmata dal medico legale Elena Invernizzi "l’edificio in costruzione del cantiere in cui il corpo è stato ritrovato ha altezza (un colmo di 7.50 metri - ndr ) coerente con il meccanismo lesivo produttivo del decesso".

La domanda è come un uomo di 44 anni, affetto da una forma di distrofia muscolare, sia riuscito a inerpicarsi fino a un ponteggio posto a un’altezza di cinque metri e di lì, senza appoggi e superando la rete parasalto, abbia potuto raggiungere le sommità del tetto. Come si concilia la caduta prona con la posizione supina del corpo. Come si spiega la presenza di filamenti erbacei sui glutei e la parte posteriore delle gambe. Come si accordano le devastanti fratture vertebrali con lesioni e abrasioni sulla parte anteriore del corpo. L’autopsia ha escluso la presenza di terzi e quindi l’omicidio. Le analisi affidate alla tossicologa forense Claudia Vignali hanno sottolineato come l’insegnante fosse sotto l’effetto di cannabis assunta "poco prima del decesso, nell’arco di circa un’ora prima del suo verificarsi". Secondo il tossicologo "gli effetti della cannabis sul comportamento includono euforia, rilassatezza, alterata percezione del tempo, alterazione del linguaggio e della memoria, ma anche cambiamenti dell’umore fino a stati di panico e paranoia".