Uno dei "moduli" attivi presso la struttura sanitaria costruita dagli Alpini
Uno dei "moduli" attivi presso la struttura sanitaria costruita dagli Alpini

Bergamo, 21 novembre 2020 -  Sono poco più di 120 i donatori Avis risultati idonei per donare plasma iperimmune agli ospedali. Questo il risultato in provincia di Bergamo della campagna promossa dall’Avis della Lombardia per implementare questo tipo di trattamento a favore dei pazienti Covid e per contribuire alla ricerca scientifica ad esso collegata. "Nelle unità di raccolta della provincia di Bergamo il progetto è attivo da agosto – spiega la dottoressa Barbara Giussani, direttore sanitario Avis orobica – Nei primi tre mesi dall’avvio della campagna sono stati reclutati nella Udr Bergamo oltre 1.400 donatori già periodici di plasma, tra questi il 22% sono risultati avere anticorpi, tra gli immunizzati il 40% ha un titolo anticorpale elevato considerato iperimmune e sono stati quindi considerati idonei per il dono di questo prezioso emocomponente ed hanno già donato più volte".

La provincia di Bergamo è stata tra quelle in cui si sono registrati uno dei numeri più rilevanti di donatori. La campagna comunque ha raccolto molte adesioni in tutta la Lombardia. In sei mesi sono state raccolte oltre mille sacche di plasma iperimmune.  Spiega il direttore sanitario di Avis Lombardia Giuseppe Cambiè: "Si sono create molte aspettative nei confronti del trattamento con il plasma iperimmune, ma la verità è che al momento non c’è nessuna evidenza scientifica che possa paragonare la sua efficacia nei confronti del Covid a quella, per esempio, di antibiotico per un’infezione batterica. Raccoglierle il plasma iperimmune resta comunque importante ma nell’ottica di destinarlo principalmente alla ricerca scientifica per capire vantaggi e svantaggi di questa terapia, che al momento resta un’opzione terapeautica".

Plasma iperimmune che è utilizzato anche all’interno dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove, dati di ieri, resta forte la pressione sulle terapie intensive. Alla Fiera i posti letto sono esauriti e quindi da lunedì 23 novembre si aprirà una seconda fase, con l’attivazione dei posti letto per pazienti che necessitano di media e bassa intensità di cura. Con quelli presenti in Fiera, sale a 58 il totale dei pazientigravi e gravissimiattualmente gestiti nelle strutture che fanno capo all’Asst Papa Giovanni.

"La pressione sulle terapie intensive è forte e l’ospedale è oggi a pieno carico con pazienti che provengono da tutta la regione – commenta Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’azienda sanitaria Papa Giovanni – Due pazienti su tre attualmente ricoverati in Fiera vengono da fuori provincia, dalle aree più colpite dal contagio. Oggi insieme a tanti professionisti di altre strutture del sistema sanitario regionale pubbliche e private il nostro impegno rimane quello di avanzare un passo davanti al virus".